domenica 7 dicembre 2008

La donna che si scioglieva nella pioggia

Very Minimal People Anthology - AA. VV. (Ibiskos Editrice Risolo, Dicembre 2008)
Pag. 169 e segg. "La donna che si scioglieva nella pioggia" di Riccardo Sorrentino
Presentato alla 7ma Fiera del Libro "PiùlibriPiùliberi", Eur - Roma

La prima volta la vide a cinque anni. Era caduto dalla bici sbucciandosi le ginocchia e lacerando la tuta che la mamma gli aveva regalato. Solo in cortile, aveva perso l’equilibrio. Lei arrivò e lo aiutò a tirarsi su. Esaminò la ferita ed il danno alla stoffa. Gli sorrise carezzandogli la testa e lo rassicurò, muta dea del silenzio. Poi alzò lo sguardo al cielo, ascoltò il tuono e lo salutò, scomparendo. Lui prese a singhiozzare mentre le gocce di pioggia precipitavano sul primo trauma della sua vita. A sciogliere le ferite senza riparo.
A dieci anni, quando rischiò di annegare insieme alla sua compagna di banco, lei lo aspettava sul bagnasciuga. Gli cinse il collo col braccio mentre i tre uomini cercavano di rianimare la bambina. Tra le lacrime le chiese ‘Chi sei?’. Un lampo squarciò il cielo grigio di fine agosto e lei si allontanò rapida, stampandogli un bacio in fronte. Lui si scordò di quel momento e lo chiuse dentro la bara insieme alla sua infanzia sciolta nella ceralacca della poesia che aveva scritto per la bambina.
A ventun anni perse il controllo della macchina del papà oltre il guardrail. Si rianimò con due costole rotte, il viso segnato e la fidanzata con la testa fracassata. Fu lei a tirarlo fuori e a chiamare i soccorsi. Muta, gli steccò una gamba prima che le nuvole facessero rotolare giù le loro emozioni. Scomparve nella pioggia senza lasciare spiegazioni da dare ai dottori su chi gli avesse salvato la vita e immobilizzato una gamba. Con l’adolescenza che si scioglieva.
A trentaquattro anni entrò in casa, di ritorno dal suo primo congresso oltreoceano. Socchiuse la porta del salotto prima di sentire le voci nella stanza da letto. Si risparmiò lo spettacolo penoso e recuperò la valigia appena posata. Quando scese la trovò ad aspettarlo. ‘Chi sei?’ le chiese. Lei gli consegnò una chiave ed un indirizzo dove poter passare i mesi successivi. Scomparve e lui rimase a fissare il suo matrimonio che si scioglieva sotto la pioggia timida di una mezzanotte qualunque.
La rivide a cinquantanove anni, dopo aver perso l’azienda ospedaliera che gli aveva consegnato fama e ricchezza. Lo aspettava all’uscita della stazione, muta ed immobile. Lo abbracciò sotto la pensilina dei taxi come in attesa da anni. ‘Chi sei?’ riuscì a dire. Lei si infilò un cappello in testa e girò rapida l’angolo, poco prima dell’alluvione che colpì la sua carriera, ormai sciolta nel tombino sotto i piedi.
Il mare non gli sembrava più quello di tanto tempo prima. Lo rimirava, a ottantatrè anni, stando in piedi oltre le dune di sabbia. In una mano l’ombrello ed il sacchetto della cena. Nessuno gliela cucinava più da tanto tempo. Lei arrivò alle sue spalle. Puntuale come sempre, prima dei momenti di pioggia della sua vita in cui si era sciolto senza riparo. Si mise al suo fianco, le braccia sul muretto, al di qua dell’orizzonte carico di pioggia. Lui disse solo: ‘L’ho portato, finalmente’. Lei gli sorrise, muta come sempre. ‘Rimarrai vero?’ ed aprì l’ombrello. Si strinse a lui e la pioggia venne giù.
Poi si sciolsero insieme.

[Il racconto è apparso la prima volta il 28 aprile 2008 sull'old blog]

1 commento:

  1. Ma che è sta cosa fichissima? L'hai scritta te. E il blog che è? Non ce sto a capì niente. Hai scritto un libro e c'hai aperto un blog? Boh! Non capisco. Buonanotte. ULDE

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